BurlesqueCuriosità e cultura

Il boylesque, intervista a Gonzalo

Boylesque Gonzalo Mirabella

Quattro chiacchiere con Gonzalo Mirabella, uno dei maggiori rappresentanti del Boylesque in Italia

Il Boylesque è una realtà che si fa strada, a piccoli ma incisivi passi, anche nel panorama dello spettacolo italiano. Nel mio articolo dedicato al Burlesque avevo definito quest’arte come un’esclusiva del mondo femminile. Avevo torto marcio, perchè la seduzione può essere di  appannaggio maschile.
Scopriamo insieme alcuni passaggi storici e dei giorni nostri in cui i protagonisti della seduzione non sono solo donne…

Conosciamo Gonzalo Mirabella!

Chi è Gonzalo, fuori dal palco?

 

Gonzalo Mirabella, siciliano di Ragusa ma romano d’adozione.
Mi sono formato alla New Ballet School di Concetta Raniolo a Ragusa.
Appassionatomi del Flamenco dal 2000 studio da autodidatta Sevillanas e Sardana.

Com’è iniziata la tua avventura nel mondo del Burlesque?
Una sera mi trovavo al Micca Club di Roma, invitato da un’amica che proprio quella notte avrebbe debuttato sul palco.
Fu una folgorazione! Ho debuttato durante la prima edizione del Burlesque Riot, unico festival indipendente del circuito, e da lì non mi sono più fermato.
Successivamente dall’incontro con Giuditta Sin ho maturato l’idea di avvicinarmi a questa meravigliosa Arte.
Sono stato resident Boylesque performer al Salone Margherita con il Micca Club ed oggi sono Membro del Cast della Conventicola degli Ultramoderni di Maria Freitas e Mirko Dettori.

La parola boylesque ti rappresenta appieno? Ti senti più ballerino, attore o spogliarellista?
Per mia natura non amo etichettare il mio lavoro.
Non ho la presunzione di definirmi un ballerino: credo che il titolo di ballerino spetti a chi ha fatto davvero la storia della danza… Non mi definisco un attore, non avendo nessuna formazione specifica nella recitazione. Anche se da poco, grazie all’aiuto della regista e grande amica Mariaelena Masetti Zannini, mi sto approcciando alla parola come mezzo espressivo artistico.
Dello spogliarellista (ahimè…) non ho le physique du role… Quindi? Sono un performer che si mette a servizio della sua Arte.
La parola Boylesque non  mi piace molto… preferisco, se proprio dovessi scegliere, fantasista.
Boylesque Gonzalo Mirabella
Ogni performer ha un suo aspetto caratteristico. Cos’è la seduzione, come la interpreti al maschile e quali alterego porti sul palcoscenico?
Nessun alterego, Gonzalo e Roberto sono la stessa persona, due facce della stessa medaglia.
Ovviamente Roberto è meno spregiudicato e molto più riservato di Gonzalo, ma sono la stessa persona.
All’inizio della mia carriera mi nascondevo dietro Gonzalo, oggi mi rendo sempre più conto di quanto Roberto sia fondamentale.

Totò De Curtis, il primo boylesquer

Vintageit si interessa delle origini antiche delle cose che viviamo oggi.
L’imperatore Adriano era uso ammirare spettacoli di danzatori esotici.
Danzatori che  provenivano dalle colonie romane del bacino mediterraneo, portando con loro suggestioni e musiche lontane.
Con l’evolversi dell’intrattenimento sempre più uomini, en travesti e non, iniziarono a danzare inserendo sempre più l’elemento della nudità.
Fino alle Riviste di inzio secolo.
Il principe Antonio de Curtis, Totò, con il suo famoso numero della  “Cammesella” viene annoverato come il primo performer di Boylesque italiano!

Il boylesque oggi é la minoranza di una minoranza, come vedi il panorama artistico del boylesque oggi e nel prossimo futuro?
In Italia si fa ancora fatica a digerire uno spettacolo di Boylesque, siamo pochi e questo sicuramente non aiuta.
Ma grazie alla lungimiranza di producer come Maria Freitas e Mirkaccio della Conventicola, e di Alessandro Casella ancora prima dell’avvento dell’Ultramodernità, il Boylesque si è faticosamente ritagliato uno spazio all’interno di shows e festival.
Di colleghi performers ne ho conosciuti tanti nel corso di questi anni. I miei preferiti?
Il belga The Flying Willy: elegantissimo ed eclettico perfomer con un senso del ritmo invidiabile ed un stile inconfondibile.
L’americano Tigger!, padre del Boylesque, irriverente, politicamente scorretto e sempre all’avanguardia.
Russel Brunner, che non ha bisogno di presentazioni, un vero animale da palcoscenico
Matt Knife, artista visionario americano, in grado di dare corpo con i suoi act a storie fantastiche e sempre nuove.
Boylesque Gonzalo Mirabella

Il Latin Burlesque

Abbiamo visto che accanto all’attività di performer insegni e tieni workshop, frequentati anche da donne!
Il Latin Burlesque è uno stile performativo che attinge dalla danza latino americana.
Nasce negli Stati Uniti, intorno agli anni 50′, come espressione di un esotismo peculiare di un intero continente.
Carmen Miranda e Yolanda Tongolele sono le perfomers leggendarie che ne hanno fatto il loro marchio di fabbrica e che sono due modelli inarrivabili anche per me.
Per quanto riguarda invece la questione insegnamento, da 4 anni insieme alla mia amata Giuditta Sin, abbiamo fondato The SinSisters: una scuola aperta a chiunque voglia approcciarsi al Burlesque partendo dai fondamentali.
Proponiamo un percorso sia pratico che teorico e ci avvaliamo anche di molti altri professionisti del settore che possono arricchire le nostre lezioni con le loro competenze.
Progetti per il futuro?
Il 21 marzo alla Conventicola degli Ultramoderni ci sarà lo show di primavera delle SinSisters
Il 23 Marzo ad U-Kabarett, trenta Formiche di Roma, andrà in scena lo Spettacolo “Bambini Sperduti”, spin off del mio progetto Los Perros Cabaret Masculino.
Sarò accompagnato dal chitarrista Michele De Vincenti e Da Stefano Mendeni alla drum machine. Uno spettacolo di un’ora totalmente musicale dove le parole sono sostituite dal corpo.
 Il 30 Marzo, invece, presso la Galleria del Domani a Roma si apriranno le porte del Salotto della Roma Male : un talk-show performativo prodotto dalla Sangue Blu Events, agenzia di organizzazione eventi che ho fondato insieme a Giuditta Sin e Mariaelena  Masetti Zannini.
Boylesque Gonzalo Mirabella
Spesso sono le epoche passate ad ispirare l’artista, chi secondo te sarà ispirazione per gli artisti di domani?
Onestamente non so rispondere a questa domanda. Spero tuttavia che in futuro si torni a riempire i teatri e i club come all’inizio del ‘900. E se anche in piccolissima misura questo dovesse essere opera mia, potrei dire di aver fatto qualcosa di buono allora!
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